La revisione del Pnrr è l’emblema del fallimento di Transizione 5.0?

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Il motore green del Pnrr è fermo. Fino ad oggi Transizione 5.0 ha visto prenotazioni per appena un sesto dei 6,23 miliardi previsti. Il Governo corre ai ripari per non sprecare il tesoretto e propone una revisione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza più profonda di quanto potrebbe sembrare a una prima occhiata. Transizione 5.0 è un fallimento?

Il motore green del Pnrr si è inceppato e la transizione rischia di deragliare. L’ultima relazione del ministero per gli Affari Europei delinea un quadro poco rassicurante per la transizione verde. Infatti, i bandi per le colonnine di ricarica elettrica sono andati quasi deserti, l’idrogeno non si è ancora affermato come vettore della decarbonizzazione dei settori industriali, il cold ironing è ancora un oggetto misterioso, le richieste di Comuni per le CER sono ancora troppo pochi e i progetti nel settore di batterie ed energie rinnovabili sono pieni di incognite. Per questa ragione, il Governo proporrà a Bruxelles di dirottare fondi verso misure green più “di successo”. Un rimescolamento di carte che nasconde, però, contraddizioni e compromessi al ribasso.

IL MOTORE GREEN DEL PNRR VA A RILENTO

Fino ad oggi Transizione 5.0 ha visto prenotazioni per appena un sesto dei 6,23 miliardi previsti. Il Governo corre ai ripari per non sprecare il tesoretto e propone una revisione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza più profonda di quanto potrebbe sembrare a una prima occhiata. Tuttavia, la proposta non fa altro che portare sotto i riflettori gli errori nella pianificazione iniziale degli investimenti per la transizione verde.

“Per molte di queste misure il rischio di mancare gli obiettivi concordati con la commissione Ue si è fatto concreto: al punto da spingere il Governo a correre ai ripari”, scrive il Sole 24 Ore. Un’analisi contraria alla narrazione del Governo, che considera le correzioni come una conferma dell’”approccio dinamico dell’Italia nella gestione del Piano” e un’occasione per investire nei settori c’è un impatto rapido e sicuro per accelerare verso i traguardi di decarbonizzazione.

PNRR, ARRIVA L’INCENTIVO PER LE AUTO

Il flop dei bandi per le colonnine elettriche apre le porte al ritorno degli incentivi per l’acquisto di auto green. Il fondo da 600 milioni di euro sarà formato, in parte, dai 741,3 milioni destinati dal Pnrr alle infrastrutture di ricarica. Infatti, gli operatori hanno utilizzato solo 144 milioni di euro, il 19,4%. Una scelta in ottica di risparmio che rischia però di danneggiare la transizione elettrica, che vede nella decisione . A stupire è anche la scelta di introdurre nuovamente incentivi per l’acquisto di auto elettriche, dopo che solo cinque mesi fa il Governo aveva assicurato “l’addio agli Ecobonus giudicati un boomerang per la filiera nazionale e un assist per i produttori cinesi”, come sottolinea Il Sole 24 Ore.

BATTERIE E ENERGIE RINNOVABILI DIVENTANO GENERICAMENTE TECNOLOGIE A 0 EMISSIONI

Sul miliardo indirizzato ai progetti nel campo delle batterie e delle energie rinnovabili le incognite dominano la scena, e i fondi vengono dirottati nel calderone più ampio delle «tecnologie a zero emissioni», che avrà peraltro bisogno di sei mesi in più del previsto. Le prospettive del «cold ironing» (…) sono oscurate dal fatto che queste navi elettriche di fatto non esistono, per cui l’obiettivo di «entrata in funzione degli impianti», già fatto slittare dalla revisione straordinaria del Pnrr del 2023, viene trasformato in «ultimazione dei lavori», poi si vedrà.

IL FALLIMENTO DI MERCATO DELL’IDROGENO

L’idrogeno è forse il vettore che ha deluso di più sul mercato. Infatti, del miliardo messo a disposizione dal Pnrr per incentivare l’utilizzo dell’idrogeno nei settori hard to abate, sono stati utilizzati meno di 400 milioni di euro. Dalla relazione del ministero emerge infatti che sono avanzati ben 640 milioni, fondi che il ministero vorrebbe dirottare sulla misura per lo sviluppo del biometano. Un obiettivo che richiederà 6 mesi in più del previsto, secondo il governo.

“Lo slittamento dei termini è infatti l’ultima carta che si gioca quando mancano altre strade. Un semestre supplementare è chiesto anche per le tecnologie industriali pulite, e lo stesso accade per completare le semplificazioni sui via libera alle rinnovabili”, sottolinea Il Sole 24 Ore.

LE CER SI ALLARGANO

Le richieste arrivate dai Comuni fino a 5mila abitanti per Comunità energetiche e autoconsumo si sono dimostrate fino ad oggi insufficienti. Per questa ragione, il Governo propone di allargare la platea d’elezione della misura, estendendola a tutti i centri fino a 50mila residenti.

COLD IRONING ANCORA LONTANO

L’arrivo del cold ironing sembra sempre più un miraggio. Infatti, le navi elettriche di fatto ancora non esistono. Per questa ragione, nella revisione del Pnrr i ministri propongono di trasformare la definizione “entrata in funzione degli impianti” in “ultimazione dei lavori”.



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